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Kafka sulla spiaggia: recensione

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Pubblicato da su 12 agosto 2012 in recensione

 

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The Inheritance Cycle (Il Ciclo dell’Eredità)

     

Il Ciclo dell’Eredità è una quadrilogia fantasy, costituita da Eragon, Eldest, Brisingr, Inheritance.

     

      

Non vorrei spendere troppe parole sulla trama ma mi trovo costretto a farlo data la mole dei libri (intorno alle tremila pagine in totale).

Il Ciclo racconta di Eragon, un quindicenne che vive presso lo zio Garrow, un contadino,  e il cugino Roran; suo padre è scomparso e sua madre è morta: le sue origini sono avvolte nel mistero.

Un giorno mentre sta cacciando trova una pietra azzurra che si schiuderà dando alla luce Saphira, una splendida dragonessa. Il ragazzo è costretto ad allargare i suoi orizzonti dal villaggio tra le montagne in cui vive a tutto l’Impero di Alagaesia.

Viene così a conoscenza dell’ordine dei Cavalieri dei Draghi, nato dal patto tra elfi, umani e draghi e distrutto da Galbatorix, uno dei cavalieri che, impazzito dopo la perdita del suo drago, insieme ad altri tredici aveva ucciso chiunque non accettasse di sottostare alla sua autorità impadronendosi del trono dell’Impero di Alagaesia e compie soprusi sui cittadini. A Garbatorix e ai tredici rinnegati si erano opposti le razze degli elfi e dei nani e i Varden: uomini che nascondendosi aspettavano il momento opportuno per detronizzare il tiranno.

Di tutte le uova di drago ne sono rimaste solo tre, che il re ha tenuto per sé aspettando che si schiudessero. Di queste una era stata rubata da Brom, un agente dei Varden che consegnato l’uovo ad Arya (ambasciatrice degli elfi presso i Varden) perché aspettasse la sua schiusa era andato a vivere a Carvahall come cantastorie.

Quando Arya era stata catturata da uno spettro a servizio di Galbatorix aveva mandato con la magia l’uovo in quel villaggio perché Brom lo proteggesse, ma era stato Eragon a trovarlo.

Brom lo viene a sapere e aiuta il ragazzo ad allontanarsi con la dragonessa appena nata dal paesino, lo salva così dai Ra’zac (mostri mandati dal re per recuperare l’uovo) che subito arrivano e bruciano la casa di Garrow uccidendolo, fortunatamente Roran è lontano.

Il ragazzo, la dragonessa e il cantastorie partono all’inseguimento dei mostri per vendicarsi.

Mentre viaggiano Eragon apprende da Brom molto sulla scherma e sulla magia. Quando raggiungono i Ra’zac questi uccidono il cantastorie ma fortunatamente arriva Murtagh (ragazzo che dirà di essere figlio di uno dei rinnegati) che salva il Cavaliere e Saphira.

Il giovane si unisce a loro nel resto del viaggio, durante il quale Eragon viene catturato dallo spettro, si libera portando con sé Arya, ancora sua prigioniera, e si dirige verso i Varden, con la guida dell’Elfa che lo contatta con la mente mentre è ancora incosciente.

Giunti lì si uniscono a loro e combattono una dura battaglia insieme ai Varden e ai nani contro gli urgali, giganti dotati di corna sottomessi dallo spettro, e riescono a uccidere quest’ultimo liberando i giganti.

Eragon sviene per un duro colpo ricevuto e sente una voce che lo chiama a sé promettendogli risposte, quando si riprende decide di partire verso il territorio degli elfi alla ricerca di chi gli ha parlato. Nel frattempo viene ucciso il capo dei Varden (il cui posto sarà occupato dalla giovane figlia Nasuada) e rapito Murtagh.

Nella foresta degli elfi incontrano Oromis e Glaedr, l’ultimo Cavaliere e l’ultimo drago ancora in vita, che diventano maestri di Eragon e Saphira, e la regina degli elfi nonché madre di Arya, Islandazi.

Nel frattempo i Ra’zac vanno a Carvahall dove distruggono il villaggio e rapiscono la fidanzata di Roran, Katrina. Egli porta in salvo i suoi concittadini nel Surda (regno ancora neutrale).

Eragon in una cerimonia elfica riceve forza e agilità straordinarie, quindi parte per il Surda con Saphira e Arya per raggiungere Varden, nani e urgali che si sono alleati per combattere il sovrano.

Nel corso della battaglia ricompare Murtagh con un drago, Castigo, che uccide il re dei nani e sconfigge Eragon ma lo lascia in vita rivelandogli di essere suo fratello; le truppe di Galbatorix si ritirano.

Eragon parte per salvare Katrina dalle grinfie dei Ra’zac e uccide i mostri, poi torna dai Varden.

Roran e Katrina si sposano.

Un altro attacco di Galbatorix porta gravi perdite ai Varden.

Eragon è mandato dai nani per rappresentare i Varden nell’elezione del loro nuovo re; viene scelto il suo amico Orik.

Eragon e Saphira tornano dagli elfi dove Oromis rivela a Eragon di essere figlio di Brom e fratellastro di Murtagh per parte di madre; inoltre i due apprendono che i draghi hanno un organo chiamato Eldunarì che possono espellere: è sede della loro coscienza e della loro energia.

Eragon forgia la sua nuova spada e riceve l’Eldunarì di Glaedr.

Tutti e quattro raggiungono gli elfi che stanno combattendo a Feinster, lì Eragon e Arya uccidono uno spettro, ma Oromis e Glaedr perdono la vita per mano di Murtagh e Castigo; la città cade.

I Varden proseguono la loro marcia verso Uru’baen, dove abita Galbatorix. Nella presa di Belatona Saphira viene colpita da una Dauthdaert: una lancia magica in grado di superare ogni incantesimo, che può essere essenziale per la sconfitta del tiranno. Roran rimane gravemente ferito ma gli elfi che proteggono Eragon lo curano come hanno appena fatto con la dragonessa. Mentre sono ancora tutti lì il re dei gatti mannari si presenta a Nasuada per allearsi con lei, lei accetta di buon grado.

Senza lasciargli nemmeno il tempo di riprendere le forze la sovrana convoca Roran e gli affida il compito di conquistare Arighia, città ben fortificata e munita di un buon numero di guardie imperiali. Grazie a un arduo stratagemma Roran, dopo essersi anche salvato da un agguato, riesce nel difficile compito.

Nel frattempo Eragon si allena nell’arte della scherma con Arya, finché un giorno Glaedr comunica mentalmente con lui dal suo Eldunarì e inizia a istruirlo sul combattimento mentale: l’arma più forte di Galbatorix.

I Varden scoprono un passaggio sotto le strade di Dras-Leona, il loro obbiettivo successivo, e decidono di sfruttarlo per espugnarla. Vengono mandati Eragon e pochi altri sotto terra, mentre gli altri si preparano per attaccare dall’esterno della città una volta aperto il cancello dall’interno, in questo modo potranno cogliere di sorpresa Murtagh e Castigo che difendono la città.

Il percorso però non è affatto abbandonato come si supponeva: i sacerdoti adoratori dei Ra’zac hanno lì la loro base. Un elfo viene ucciso, Arya  e il Cavaliere vengono catturati e per poco non sono divorati dalle larve dei mostri, ma quando le uova stanno per schiudersi Angela (una misteriosa erborista che il ragazzo ha conosciuto lungo il viaggio insieme a Brom) li salva. Sono tutti feriti ed Eragon ha perso la Cintura di Beloth il Savio donatagli da Oromis, grazie all’energia che conteneva nelle pietre di cui era ornata gli avrebbe potuto permettere di reggere il confronto con Murtagh, sostenuto dal potere di molti Eldunarì affidatigli da Galbatorix. Dopo questo pericoloso imprevisto il piano riesce: Saphira distrae Castigo mentre Eragon apre il cancello della città, i Varden entrano e sconfiggono i soldati imperiali. Murtagh è messo in fuga, ma nella notte dopo la vittoria inaspettatamente torna sul campo dei Varden con alcuni guerrieri e il suo drago e rapisce Nasuada.

Eragon prende il suo posto finché non si ricorda di una frase di un gatto mannaro: nel momento di maggiore difficoltà sarebbe dovuto andare alla Volta delle Anime. Cercando nei suoi libri scopre che si trova sull’isola di Vroengard, dove un tempo vivevano i Cavalieri con i loro draghi.

Cosa vi sia è un mistero: appena pronunciato il nome del luogo chi ne parla se ne dimentica, solo i gatti mannari ne hanno memoria oltre a Eragon. Dragonessa e Cavaliere decidono a quel punto di partire con Glaedr lasciando una loro immagine creata dagli elfi con la magia per proteggere i Varden. Una volta lì incontrano strane creature e trovano la Volta, per accedervi dovranno dire i loro veri nomi: nell’antica lingua (la lingua degli elfi in cui non si può mentire, lingua della magia) ognuno ha una frase che la descrive pienamente e chi la conosce lo può controllare. Scoprono i loro veri nomi ed entrano: trovano numerosi Eldunarì e uova di drago: erano stati nascosti lì dagli ultimi cavalieri che avevano impedito a chiunque di ricordarsene per proteggerli, però da lì avevano aiutato i Varden in varie occasioni e mandato l’uovo a Eragon deviando la magia di Arya.

Con la nuova speranza di vittoria e la possibilità della rinascita dei draghi i tre ripartono portando con sé gli Eldunarì.

Nel frattempo Nasuada è sottoposta ad atroci sofferenze da Galbatorix che spera così di piegarla alla sua volontà; Murtagh però inaspettatamente la aiuta curandole le ferite: ormai è pentito anche se non si può sottrarre all’incantesimo di Galbatorix che lo costringerà ad obbedirgli finché non sarà cambiato nel profondo del uso animo.

Appena tornati Eragon, Saphira e gli Eldunarì vengono convocati i capi dei Varden, degli elfi, dei nani, degli Urgali e dei gatti mannari; stabiliscono un piano di attacco per la mattina seguente.

Mentre il grosso dell’esercito combatte nella città, Eragon, e alcuni elfi si introducono nella fortezza con un diversivo insieme ad Elva (una bambina a cui Eragon, volendola preservare dalla sventura, aveva di fatto dato il potere di sentire il dolore degli altri prima che gli accadesse qualcosa di male quando era ancora inesperto nell’arte della magia).

Dopo varie trappole Eragon, Arya, Saphira, Elva e gli Eldunarì (gli altri elfi erano scomparsi) si trovano al cospetto di Galbatorix e Murtagh. Il tiranno li immobilizza usando una parola che spiegherà essere il Nome dei Nomi (ossia il nome dell’Antica lingua, in grado di bloccare ogni incantesimo) dopo avergli parlato promettendo ricchezze e potere in cambio del loro giuramento di fedeltà, ordina a Eragon di duellare con Murtagh. I due fratellastri combattono finché Eragon prevale, l’altro gli spiega di nascosto le sue vere intenzioni e cogliendo il momento opportuno usa il Nome per permettere agli altri di combattere.

Quando il Cavaliere sta per essere sopraffatto dal potere di Galbatorix gli viene un’idea straordinaria, ricorrendo a una forma di magia che scaturisce direttamente dalla mente senza il mezzo dell’Antica Lingua comunica al tiranno tutti i ricordi dei draghi negli Eldunarì e i suoi, permettendogli di comprendere il male che ha fatto.

All’esterno Barst (comandante delle truppe di Galbatorix) sta facendo strage dei Verden e dei loro alleati grazie alla forza straordinaria datagli dal sovrano e alla magia che lo protegge dai colpi che riceve. Uccide senza pietà Islandazi, la regina degli elfi, e continua lo sterminio finché Roran gli fa puntare contro tutte le baliste sulle mura del castello e ordina agli Urgali di attaccarlo insieme: a un certo punto anche la sua riserva di energia dovrà finire. Sfuggito all’attacco degli urgali ma ormai senza difese magiche Barst si scaglia contro Roran che, nonostante le numerosissime ferite, lo sconfigge: in un bagliore accecante il capitano nemico muore insieme al suo Eldunarì.

La battaglia prosegue fino all’esplosione della fortezza: Galbatorix è stato sopraffatto dall’incantesimo di Eragon facendo crollare tutto quanto aveva intorno e tutti gli altri sono fuggiti mettendosi in salvo all’esterno.

A quel punto, ottenuta la vittoria su tutti i fronti, si doveva ristabilire la pace nell’Impero e ognuno doveva proseguire per la sua strada: Murtag si allontana col suo drago verso il Nord di Alagaesia, Nasuada ottiene di succedere al trono di Galbatorix, Arya diviene regina degli elfi, Roran torna a Carvahall per ricostruire il villaggio insieme ai suoi concittadini ed Eragon decide di stabilirsi fuori da Alagaesia con le uova di drago per proteggerle e per dar vita alla nuova generazione di Cavalieri dei Draghi, a cui d’ora in avanti prenderanno parte anche Urgali e nani.

Prima di partire per sempre Cavaliere e dragonessa portano a termine diversi incarichi per conto di Nasuada tornano a Carvahall e vanno a vedere la salma di Brom, custodita da un diamante creato da Saphira, vanno insieme ad Arya e al suo drago (l’ultimo custodito da Galbatorix che si era schiuso da poco) ad Ellesmera. Lì Eragon e Arya si comunicano i loro veri nomi in segno di piena fiducia: nonostante il loro amore non potranno più vedersi per adempiere ai loro doveri.

A quel punto Eragon si allontana per sempre.

 

Ciò che rende speciale il Ciclo dell’Eredità non è però la sua storia, che, facendo eccezione per la conclusione, rispecchia il classico schema del racconto di avventura e che ha le basi addirittura nell’Odissea: l’eroe parte per inseguire il suo destino, si arricchisce di nuove conoscenze e diviene più maturo, dopo varie peripezie ottiene ciò che cercava e torna a casa vittorioso con la sua amata.

Nel caso specifico Eragon, che ha effettivamente lasciato la sua casa, è cresciuto fisicamente e moralmente, il suo viaggio dapprima spinto dal desiderio di vendetta è stato infine animato dalla volontà di difendere i Varden e di liberare l’intero popolo di Alagaesia dalla tirannide di Galbatorix. Il ragazzo ha appreso molto sulla storia del suo popolo e delle altre razze di Alagaesia, sulla magia, sul combattimento, sulle sue stesse origini, sulle forze che governano il mondo,. Emblematico di questo è il volo che il Cavaliere compie sul dorso di Saphira: volando alto nel cielo si accorge che la terra è tonda e il cielo è  vuoto, questo è una scoperta sensazionale, della cui grandezza noi oggi difficilmente ci rendiamo conto, ma che ha segnato una svolta nella storia dell’umanità.

Altre caratteristiche che permettono di accostare il Ciclo dell’Eredità ai poemi omerici sono la ricchezza di particolari, la presenza di epiteti davanti ai nomi dei personaggi (Saphira Squame di Luce, Eragon Ammazza Spettri..), l’esposizione degli usi dei diversi popoli, della loro storia e dei loro culti fanno pensare quasi a un’enciclopedia tribale, ne è un esempio evidente la descrizione della forgiatura della spada di Eragon fatta sulla base di The Craft of the Japanese Sword (sulle katana giapponesi).

Anche la magia di Eragon è diversa da molte altre. Vengono posti dei limiti al suo utilizzo: chi la usa compie uno sforzo e può anche rimanere sfinito o persino ucciso, inoltre la distanza dal bersaglio aumentando richiede maggiore energia. La sua base è l’Antica Lingua: è la lingua degli elfi, è stata usata per siglare il patto con i draghi e non consente di mentire, ha una peculiarità essenziale: significato e significante coincidono, permettendo a chi la usa di controllare ciò di cui conosce il nome. Per questo il Nome dell’Antica Lingua è il solo limite alla lingua stessa, la può bloccare o rimodellare.

Lo stesso vale per le persone: ognuno è descritto nella antica lingua dal proprio Vero Nome: scoprirlo non è semplice perché bisogna essere coscienti delle proprie debolezze, oltre che delle capacità e dei pregi; una volta scoperto il Vero Nome deve rimanere segreto, o essere confidato solo a persone in cui si può riporre piena fiducia, perché consente a chi lo conosce di avere il completo controllo sulla persona, finché questa rimane come il nome la descrive. Nulla è per sempre: le persone cambiano e anche i loro Veri Nomi, è così che Murtagh e Castigo si liberano dalla schiavitù di Galbatorix e riescono a detronizzarlo.

La lingua sacra e creatrice è un aspetto peraltro tipico di diverse tradizioni e religioni, nella Bibbia ad esempio compare scritto “Dio disse: «Sia luce!» E luce fu” (Genesi 1,3) nell’ambito della creazione e “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.” (Gv, 1, 1) quando Giovanni parla nel suo vangelo della nascita di Cristo.

Non si possono ignorare i riferimenti alla Seconda Guerra Mondiale e alla figura di Hitler: Galbatorix, folle tiranno di Alagaesia, ha preso il potere con la forza, ha trovato negli Urgali un capro espiatorio su cui far convergere l’odio dei cittadini dell’impero e ha quasi sterminato la loro popolazione, sottomettendo i sopravvissuti; ha tenuto il popolo nell’ignoranza per governarlo più facilmente, e fatto ricerche segrete sulla magia e su ogni aspetto della conoscenza in genere.

Nonostante il genere avventuroso del libro, incentrato sulla guerra, a differenza di quanto ci si possa aspettare ci sono personaggi femminili con un ruolo di primissimo piano: Arya che corre ogni pericolo per portare le uova di drago da una parte all’altra dell’Impero, che mette il suo dovere prima di ogni altra cosa e difende i suoi alleati a costo della vita; Nasuada che succede al padre dopo aver affrontato la Prova dei Lunghi Coltelli (è costretta a praticarsi più tagli sul braccio dell’avversario: un capo dei nomadi che la sfida per prendere il suo posto), guida abilmente e coraggiosamente i Varden e sopporta le torture che  Galbatorix le infligge; Selena, la madre di Eragon, che lo salva dalle grinfie di Morzan (il primo dei rinnegati, padre di Murtagh).

Un altro aspetto importante oltre a quelli già citati è l’amore e il rispetto per la natura nel suo complesso: Eragon tra i suoi esercizi per sviluppare l’uso della mente deve allargare la sua percezione di ciò che ha attorno fino a percepire l’anima di ogni più piccolo insetto che lo circonda e persino delle piante del bosco, dopo questo episodio smetterà di mangiare animali e quando si troverà costretto a usare l’energia degli animali che stanno per essere uccisi per i pasti dei Varden per riempire le gemme della Cintura di Beloth il Savio lo fa con ripugnanza, anche se quelle bestie ormai non hanno scampo, e questa azione lo porta a dare alla cintura un’importanza ancora maggiore: “Gli sembrava quasi sacrilegio abbandonare la cintura quando tanti esseri viventi erano morti per infonderle energia”.

I valori che traspaiono dalla lettura del Ciclo dell’Eredità sono la lealtà, la perseveranza, l’amicizia, l’amore, la stima, il rispetto, la capacità di affrontare le proprie responsabilità, la perseveranza e la costanza nell’adempimento dei propri doveri. Solo mettendoli in pratica Eragon e i suoi compagni d’avventura riescono a vincere tutte le loro sfide.

 

L’autore di quest’entusiasmante quadrilogia è Christopher Paolini.

Nato nel 1983 in California è stato istruito privatamente a casa, in questo modo ha potuto dedicare molto tempo alla lettura.

Ha iniziato a scrivere Eragon a quindici anni per il solo gusto di farlo, senza pensare che altri lo avrebbero letto e senza naturalmente aspettarsi il successo che avrebbe avuto, stimolato dai genitori lo ha pubblicato dapprima con la piccola casa editrice dei suoi e poi alla Knopf.

Una curiosità su di lui è che è daltonico: vede più blu del normale, per tale ragione ha dato questo colore a Saphira.

 

Il racconto è ambientato in un’epoca simile al nostro medioevo, ma in un mondo completamente diverso, abitato da umani, elfi, nani e strane creature.

Per dare vita all’ambientazione di Eragon, Christopher Paolini ha preso ispirazione dagli scenari del suo paese natio: la Paradise Valley in Montana, tra le Beartooth Mountains e il fiume Yellowstone, mentre le Carlsbad Caverns gli hanno ispirato il Farthen Dur, la città-fortezza dei nani all’interno di un cratere vulcanico nel cuore dei Monti Beor.

Per il nome della valle in cui si trova Carvahall, il paese di Eragon, ossia la Valle Palancar, l’autore ha voluto rendere omaggio al disegnatore delle copertine John Jude Palencar.

 

Nel complesso ritengo che sia un’opera molto ben riuscita, davvero degna di essere letta, adatta non solo a un pubblico di giovanissimi per i diversi argomenti che sfiora, le varie tematiche di cui tratta e i diversi piani di lettura possibili.

L’unica pecca è il linguaggio usato, in alcuni tratti troppo infantile ed elementare, che la causa sia di Paolini o delle traduttrici è da verificare.

 
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Pubblicato da su 9 gennaio 2012 in recensione

 

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