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Archivi categoria: Racconto

Ouranòs

Un mio racconto di qualche anno fa:

 

(https://docs.google.com/file/d/0B3lZsrfVS0xINjllZWFkNjQtNjA4ZS00YWIyLTljZDQtMjNlYWE4OTA1ZTAw/edit?usp=sharing)

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Pubblicato da su 2 ottobre 2013 in Racconto

 

Un.. Salva-Scatto

È autunno, il sole sta tramontando.  Nebbia sottile, all’improvviso pioggia a non finire, fulmini. Lo scenario tra le rovine di Paestum è spettacolare, Marta non può lasciarselo scappare. Appassionata di archeologia e fotografia, porta sempre con sé la sua reflex da quando i genitori, consapevoli del suo talento, gliel’hanno regalata per la cresima, ma le avverse condizioni meteorologiche non le rendono affatto facile scattare senza rischi per la sua macchinetta.

 

 

Dopo aver tentato di ripararsi sotto un albero, di coprire il suo prezioso strumento con la giacca, colpita da raffiche di pioggia e di vento, sta per abbandonare ogni speranza, ma d’un tratto vede in lontananza un venditore ambulante di ombrelli, copre la macchina fotografica con l’impermeabile e corre verso di lui, a quel punto disposta a pagare qualunque cifra per poter imprimere quelle immagini nella memoria della sua mente e della sua scheda salvandole per sempre dall’oblio.

ombrello

 

Dopo aver trattato e acquistato quel semplice oggetto che per lei ora rappresenta la salvezza, torna nel luogo prescelto per lo scatto. Incurante del fango s’inginocchia per trovare la prospettiva migliore. Ancora pioggia e vento. Tenta di ripararsi reggendo l’ombrello tra il gomito e la coscia per avere le mani libere, ma è delicato, leggero, e vola via rivoltandosi.

 

Il primo pensiero va alla macchinetta, il secondo all’ombrello. Copre l’una e rincorre l’altro. Lo afferra al volo e, con i nervi a fior di pelle, reggendolo tra i denti, torna a posare il ginocchio sul solco che ha lasciato nella terra bagnata.

A un certo punto sente un ghigno, quasi uno sbuffo divertito. È un ragazzino con l’aria persa, l’abbigliamento stravagante, porta in testa uno strano arnese, sembra un berretto con applicata davanti una leggerissima ma resistente lamina di plexiglas e dietro un contrappeso per non storcersi il collo, gli serve per coprirsi la testa, ma soprattutto per riparare una contenitore che usa per trasportare altri strani oggetti colorati, simili a tanti ombrellini.

Si affianca a Marta “Ciao! Ne vuoi uno? Li ha creati mio fratello, li chiama salva-scatto” lei, senza neppure spostare lo sguardo dall’obiettivo e farfugliando sempre con l’ombrello in bocca “Lasciami stare giovanotto, non vedi che sono un tantino indaffarata?!”, “Come ti pare se stai comoda così, pensavo non ti piacesse il sapore del metallo, che avresti preferito stare più comoda, ma se non ti interessa..”, lei si gira di scatto, lasciando cadere l’ombrello “Di che si tratta?”, “Basta che lo incastri al posto del flash, ripara la tua macchina dall’acqua con la sua struttura resa sottilissima e completamente trasparente ma allo stesso tempo resistentissima grazie alle nanotecnologie e nel frattempo spruzza via le gocce che minacciano di avvicinarsi troppo con un soffio d’aria prodotto dal suo micro-motorino interno a bassissimo consumo, che si alimenta con la corrente della batteria della macchinetta come farebbe il flash, che te ne pare? Per te a soli 30 euro” “dai qua, subito!” e, allungandogli una banconota da 50 euro “tieni pure il resto, mi hai salvata.”.

Con una di quelle foto Marta ha potuto vedere il suo nome su una tra la maggiori riviste di fotografia, svoltando nella sua professione di fotografa.

[origine delle foto:
http://farm3.static.flickr.com/2196/2100106747_a6a87e306f.jpg
http://www.euronics.it/export/sites/default/informati/categorie/fotocamereevideocamere/img_foto-videocamere/scegliere_reflex_euronics01.jpg
http://static.blogo.it/deluxeblog/ombrello_vuitton.JPG]

 
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Pubblicato da su 6 maggio 2012 in Racconto, Uncategorized

 

Sono un iPad

Io sono un iPad.

So da quando sono nato che la mia vita sarà breve. Presto Mario, il mio padroncino, mi sostituirà con una versione più aggiornata, o con un altro dispositivo più al passo con i tempi.

Mario è figlio unico, ha undici anni e frequenta la prima media, Piero -suo padre- è avvocato.

Quando Mario mi ha preso per la prima volta tra le mani e mi ha squadrato lungo tutti i miei 450cm2 di superficie con i suoi occhi vivaci e colmi insieme di curiosità, entusiasmo e perplessità ho temuto che avrei avuto una vita noiosa e poco movimentata, che sarei rimasto sulla scrivania con lo schermo graffiato e impolverato. Mi sbagliavo di grosso! Dopo un primo momento di smarrimento Mario, liberatosi del libretto delle istruzioni, ha iniziato a toccarmi e a pigiare sui miei tasti: in un paio di minuti aveva capito perfettamente come accendermi e spegnermi, fare foto e video, contattare il padre con iMessage e FaceTime… insieme mi hanno collegato al MacBook e mi hanno associato a una carta prepagata, poco dopo Piero è dovuto andare a lavoro e siamo rimasti noi due da soli. Mario ha iniziato a scegliere le foto e le canzoni più belle e i film che voleva vedere e li ha caricati al mio interno, poi ha iniziato a scorrere le applicazioni dell’Apple Store: in pochi minuti i 50€ caricati dal padre sulla carta erano finiti, ma non erano stati sprecati: il mio padroncino è un ragazzino giudizioso e dai molteplici interessi, gli piace la musica, disegnare, giocare e ha anche una grande passione per la storia e la matematica.

Nel mio negozio virtuale ha trovato qualcosa di utile per tutte le sue attività: suona con Garage Band, disegna con Penultimate e Inkpad, approfondisce storia con Virtual History, fa i conti con MathBoard, gioca con Hungry Birds e tantissimi altri giochi.

Istantanea iPad 1

Adesso mi porta con lui sempre e ovunque, a casa degli amici, quando va in gita in città che non conosce e anche a scuola, per giocare a ricreazione e per aiutarsi durante le verifiche: questo è un vero peccato, perché io potrei aiutarlo non solo per sfogliare il mio dizionario on-line ma anche per studiare, prendere appunti, leggere, consultare i libri di testo.. però il regolamento d’istituto parla chiaro: “L’uso di apparecchi telefonici portatili e di ogni altro apparato elettronico è tassativamente vietato durante lo svolgimento delle attività didattiche, all’inizio delle quali, pertanto, gli stessi devono essere spenti”, quindi lui mi può usare solo di nascosto e per gli scopi meno nobili.

Io potrei permettergli di fare ricerche, consultare lezioni video in podcast, approfondire ogni materia grazie alle mie diverse applicazioni, fare i suoi compiti e poterli stampare direttamente senza bisogno di copiarli a casa, che siano temi, grafici, espressioni o disegni e -perché no- ascoltare la musica mentre lavora (ci sono numerosi studi che provano che la musica può aiutare l’attenzione degli studenti!).

È anche vero che la facilità che trova Mario nello sfruttare le mie potenzialità non è condivisa da tutti i suoi insegnanti: alcuni si appassionano quando gli mostra le immagini che ha scaricato da internet per la ricerche di scienze, la presentazione che ha montato per il lavoro di italiano.. altri ritengono che io lo possa solo distrarre, e non riescono ad accettare che i tempi cambiano, che leggere su uno schermo con retroilluminazione LED non fa più male alla vista più di leggere un libro cartaceo con la scarsa luce dell’aula, che una lezione corredata di presentazioni o programmi interattivi non distrae anzi mantiene alta l’attenzione e la concentrazione degli alunni.

Un’idea che molti adulti hanno in mente, mi duole ammetterlo, è l’equazione tecnologia = male.

Certamente non nego che Mario passa troppo tempo con me e troppo poco con la famiglia, gli amici e i libri, ma io sono anche per lui un mezzo per fare tutte queste cose, anche risparmiando: con me può chiamare i suoi sull’iPhone tramite rete wireless senza spendere nulla, leggere libri in formato pdf o epub scaricandoli gratuitamente o a bassissimo costo su librerie on-line, comunicare con i suoi amici con cui non si può vedere di persona tramite videochiamate o chat..

Il problema è che la società è lenta ad accogliere ed apprezzare il cambiamento, tende a temere e allontanare le novità piuttosto che a vederne l’aspetto positivo: se da una parte i dispositivi ad alta tecnologia sono sempre più diffusi, è anche vero che sono in mano ai singoli ma non a istituzioni pubbliche come ad esempio le scuole, che spesso ne ostacolano addirittura l’utilizzo.

Sono contento che almeno Mario possa apprezzare il bene portato dalla ricerca tecnologica e mostrarlo ai suoi compagni facendogli capire quanto di più può fare grazie a me e al suo computer.

 
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Pubblicato da su 11 gennaio 2012 in Racconto

 

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