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Archivio mensile:maggio 2012

Un.. Salva-Scatto

È autunno, il sole sta tramontando.  Nebbia sottile, all’improvviso pioggia a non finire, fulmini. Lo scenario tra le rovine di Paestum è spettacolare, Marta non può lasciarselo scappare. Appassionata di archeologia e fotografia, porta sempre con sé la sua reflex da quando i genitori, consapevoli del suo talento, gliel’hanno regalata per la cresima, ma le avverse condizioni meteorologiche non le rendono affatto facile scattare senza rischi per la sua macchinetta.

 

 

Dopo aver tentato di ripararsi sotto un albero, di coprire il suo prezioso strumento con la giacca, colpita da raffiche di pioggia e di vento, sta per abbandonare ogni speranza, ma d’un tratto vede in lontananza un venditore ambulante di ombrelli, copre la macchina fotografica con l’impermeabile e corre verso di lui, a quel punto disposta a pagare qualunque cifra per poter imprimere quelle immagini nella memoria della sua mente e della sua scheda salvandole per sempre dall’oblio.

ombrello

 

Dopo aver trattato e acquistato quel semplice oggetto che per lei ora rappresenta la salvezza, torna nel luogo prescelto per lo scatto. Incurante del fango s’inginocchia per trovare la prospettiva migliore. Ancora pioggia e vento. Tenta di ripararsi reggendo l’ombrello tra il gomito e la coscia per avere le mani libere, ma è delicato, leggero, e vola via rivoltandosi.

 

Il primo pensiero va alla macchinetta, il secondo all’ombrello. Copre l’una e rincorre l’altro. Lo afferra al volo e, con i nervi a fior di pelle, reggendolo tra i denti, torna a posare il ginocchio sul solco che ha lasciato nella terra bagnata.

A un certo punto sente un ghigno, quasi uno sbuffo divertito. È un ragazzino con l’aria persa, l’abbigliamento stravagante, porta in testa uno strano arnese, sembra un berretto con applicata davanti una leggerissima ma resistente lamina di plexiglas e dietro un contrappeso per non storcersi il collo, gli serve per coprirsi la testa, ma soprattutto per riparare una contenitore che usa per trasportare altri strani oggetti colorati, simili a tanti ombrellini.

Si affianca a Marta “Ciao! Ne vuoi uno? Li ha creati mio fratello, li chiama salva-scatto” lei, senza neppure spostare lo sguardo dall’obiettivo e farfugliando sempre con l’ombrello in bocca “Lasciami stare giovanotto, non vedi che sono un tantino indaffarata?!”, “Come ti pare se stai comoda così, pensavo non ti piacesse il sapore del metallo, che avresti preferito stare più comoda, ma se non ti interessa..”, lei si gira di scatto, lasciando cadere l’ombrello “Di che si tratta?”, “Basta che lo incastri al posto del flash, ripara la tua macchina dall’acqua con la sua struttura resa sottilissima e completamente trasparente ma allo stesso tempo resistentissima grazie alle nanotecnologie e nel frattempo spruzza via le gocce che minacciano di avvicinarsi troppo con un soffio d’aria prodotto dal suo micro-motorino interno a bassissimo consumo, che si alimenta con la corrente della batteria della macchinetta come farebbe il flash, che te ne pare? Per te a soli 30 euro” “dai qua, subito!” e, allungandogli una banconota da 50 euro “tieni pure il resto, mi hai salvata.”.

Con una di quelle foto Marta ha potuto vedere il suo nome su una tra la maggiori riviste di fotografia, svoltando nella sua professione di fotografa.

[origine delle foto:
http://farm3.static.flickr.com/2196/2100106747_a6a87e306f.jpg
http://www.euronics.it/export/sites/default/informati/categorie/fotocamereevideocamere/img_foto-videocamere/scegliere_reflex_euronics01.jpg
http://static.blogo.it/deluxeblog/ombrello_vuitton.JPG]

 
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Pubblicato da su 6 maggio 2012 in Racconto, Uncategorized

 
 
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