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Archivio mensile:marzo 2012

Il Sole dà spettacolo, la NASA lo paparazza

Dal 24 febbraio 2012 sul Sole si stanno verificando eruzioni solari di diversa entità, le più forti potrebbero causare tempeste magnetiche i cui effetti si sentirebbero fin sulla Terra, i primi problemi si sono già manifestati.
La nostra stella è uscita nel dicembre del 2008 dal periodo di quiete del suo ciclo undecennale (in cui si alternano fasi di attività debole e intensa) con una prima eruzione, superata per potenza solo da quella verificatasi tra il 6 e il 7 marzo scorsi.
Ogni undici anni il Sole raggiunge il massimo solare in seguito all’inversione del suo campo magnetico: si intensifica il fenomeno che porta alla nascita delle macchie consistono in zone meno calde e luminose di quelle circostanti caratterizzate da forte attività magnetica.
Appaiono all’inizio del ciclo solare (detto anche di Wolf dal nome dello scopritore della regolarità nella formazione delle macchie) alle latitudini più elevate, poi si concentrano nella zona equatoriale.
Quando le macchie si avvicinano con i loro campi elettromagnetici danno origine alle eruzioni solari: esplosioni di luce sulla superficie del sole con espulsione di materiale della fotosfera verso l’esterno (espulsione di massa coronale, CME), le radiazioni conseguenti sono dette brillamenti e possono essere ammirati tramite strumenti appositi dalla Terra o dai satelliti.
La CME consiste in un’espulsione di plasma proveniente dalla Corona solare, carico negativamente o positivamente (elettroni e protoni), che viene scagliato a gran velocità nello spazio ed una volta a contatto con la magnetosfera terrestre entra al suo interno attraverso i poli e così genera le bellissime aurore polari.
I nuclei supercarichi si spostano dal Sole verso il resto del sistema solare sotto forma di nuvola, detta evento protonico solare.Le nuvole più massicce costituiscono il vento solare che investe i pianeti del sistema solare. Quando arriva alla Terra entra in contatto con la sua magnetosfera, se le particelle cariche provenienti dal Sole interagiscono a lungo col campo magnetico terrestre avviene una tempesta geomagnetica.
Se i suoi campi magnetici puntano verso Nord scorrono sulla magnetosfera terrestre senza provocare effetti considerevoli, se invece puntano a Sud scontrandosi con il campo magnetico terrestre possono col tempo modificare la magnetosfera (prima fase della tempesta), penetrare verso la Terra (seconda fase) per poi tornare alla situazione originaria (terza fase).
Nella seconda fase della tempesta  la presenza di protoni ad alta energia nell’atmosfera provoca diversi effetti: i satelliti in orbita faticano a comunicare, si verificano aurore boreali a latitudini insolitamente basse, le onde radio modificano i loro percorsi nella ionosfera disturbata dai raggi X provenienti dal brillamento solare alterando il loro segnale, i dati dei GPS possono essere sfalsati e imprecisi, gli aerei che viaggiano vicino ai poli sono costretti a cambiare rotta, ci possono essere problemi nella distribuzione dell’elettricità, il cui sovraccarico può però anche essere sfruttato da sistemi in grado di catturare e conservare le cariche presenti nell’atmosfera.
In ogni caso la magnetosfera protegge la popolazione terrestre da danni alle persone e agli esseri viventi in genere. Gli unici a rischiare per l’impatto con la tempesta sono gli astronauti all’esterno della magnetosfera, che possono subire un avvelenamento da radiazioni.
Inoltre -a detta di alcuni studiosi- le cariche presenti nell’atmosfera possono produrre effetti simili a quelli dell’alterazione dei campi magnetico e gravitazionale ad opera della luna a seconda delle sue fasi ma su un maggiore lasso di tempo, stimolando la germinazione dei semi la crescita delle coltivazioni e il comportamento umano, tali effetti sono al momento al livello di ipotesi e saranno confermate o smentite in futuro.
Al contrario di quanto finora descritto, su Venere gli effetti delle tempeste geomagnetiche sono nettamente di maggiore entità: l’assenza di campo magnetico intorno al pianeta fa sì che parte della sua atmosfera sia asportata dalle onde d’urto delle eruzioni più violente.

Il 6 marzo 2012 gli osservatori Solar Dynamics Obervatory (potente telescopio spaziale lanciato in orbita l’11 febbraio 2010), Solar and Heliospheric Observatory, Advanced Composition Explorer e Solar Terrestrial Relations Observatory della NASA e il satellite europeo Proba 2 hanno osservato la macchia solare AR1429 -in attività da qualche giorno- generare due eruzioni consecutive, una delle quali di classe X5 (su una scala che comprende A, B, C, M ed X ed una suddivisione ulteriore da 1 a 9) che a loro volta hanno dato origine a uno tsunami di plasma (onde di plasma rovente sollevate dalle eruzioni) che ha sollevato nello spazio un getto di 100 km di particelle cariche per poi scagliarlo a 250 km/s.
Gli effetti però sono stati minimi grazie al campo magnetico della Terra che ha assorbito l’impatto della tempesta e all’orientamento del suo che non si è andato a scontrare col nostro. Ne hanno risentito solo gli apparecchi GPS che hanno perso l’orientamento per qualche tempo.

Eventi di maggiore rilievo si erano registrati il 14 luglio del 2000 e nel 1859.
Nel caso più recente il sovraccarico di corrente elettrica ha fatto saltare due generatori negli Stati Uniti bloccando l’elettricità nella loro costa orientale e si sono viste aurore boreali fino al Texas e alla California.
Il caso precedente, il primo registrato al mondo, ad opera dell’astronomo inglese Richard Carrington, causò aurore che si videro fino a Cuba, a Santiago del Cile e a Roma e i telegrafi rimasero bloccati per 14 ore.

Per quanto riguarda i nostri tempi, secondo l’Agenzia statunitense per gli oceani e l’atmosfera il sole avrà un’attività sempre più intensa fino a raggiungere il suo massimo solare tra gennaio e febbraio 2013, quando si potranno osservare fino a sei tempeste al giorno.

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Pubblicato da su 30 marzo 2012 in Uncategorized

 
 
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